LA MIA VIBRAM MAREMONTANA #2

di: Camilla (23 km)

Correre la Maremontana non è correre un trail, perché la Maremontana non è un trail, ma un’esperienza di vita, e come tale, va vissuta, va goduta, ma soprattutto va raccontata.

La cronostoria che avvicina ogni runner alla propria gara, si ripete inesorabilmente in un susseguirsi di eventi scanditi da una ritmicità quasi maniacale, che porta ciascuno ad approcciarsi alla propria sfida nella maniera a lui più consona.

Approcciarsi. Proprio di questo si tratta. L’approccio, che poi non è altro che l’atteggiamento mentale con il quale ti presenti sulla linea di partenza. Quello che ti fa capire che alla fine puoi farcela. Ma non perché devi diventare un campione di fama, solo per te stesso, per realizzare gli obiettivi che ti sei prefissato.

Ecco, correre una Maremontana significa soprattutto questo: avere l’umiltà di riconoscere i propri limiti (in tanti hanno deciso di non partire, e questa è una grandissima prova di consapevolezza di se stessi), ma soprattutto avere la pazienza e la costanza, soprattutto mentale, di non mollare quando tutto cospira contro di te.

Correre una Maremontana è allacciarsi le scarpe e uscire.

È mettere a tacere tutte le scuse che la testa trova quando ti svegli alle 6.30 di una domenica di marzo qualunque mentre vedi la pioggia cadere sulla spiaggia di Loano.

È cadere e rialzarsi.

È perdersi in un sentiero, tornare indietro, ma comunque continuare a correre.

È mettere i piedi nell’acqua ghiacciata, ma sorridere sempre ai fotografi.

È cambiarsi i vestiti bagnati al rifugio in cima alla montagna, ma rimettersi lo zaino in spalla buttarsi in una discesa pazza, alla ricerca del mare.

È sentire la sabbia nelle scarpe, ma guardarti intorno e vedere la neve.

È passare al check point, sentirti dire: “tranquilla,è l’ultima rampetta”, ma capire solo in seguito che era un inganno psicologico.

È conoscere nuovi amici, ma continuare a correre con lo stesso compagno di sempre.

È parlare, ridere e scherzare, ma soprattutto sostenersi a vicenda.

È stringere i denti quando le gambe non rispondono, ma aiutare una ragazza che scivola.

È seguire nuovi sentieri, ma alla fine tornare sempre al punto di partenza.

È vedere il traguardo e accelerare.

È stringersi la mano mentre ancora corri, e pensare “anche questa volta ce l’ho fatta”.

È riguardare i video e le foto, e pensare che quella non era una domenica di marzo qualunque.

Questa è stata la mia Maremontana, insieme al fido compagno di corsa, ad alcuni amici nuovi e vecchi, ai volontari o semplicemente ai curiosi diventati tifosi. Non c’è stato un attimo, un solo metro in cui mi sia sentita sola. E questo è il bello. Questo è correre, e queste sono le emozioni che solo questo sport ti sa dare. Perché solo quando arrivi alla soglia di sopportazione e resistenza, capisci quanto sia importante non solo la tua forza fisica e mentale, ma anche e soprattutto chi crede in te.

Non ho mai pensato che sarebbe stato facile, ma ho sempre saputo che ne sarebbe valsa la pena.

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