Ultra Trail Lago d’Orta – 17 ottobre 2015

di: Gian Davide

Un racconto di solito parte dall’inizio dell’avventura, ma non in questo caso: in questo caso voglio iniziare dalla fine.

Sono le 9.30 di domenica 18 ottobre e i cartoni animati di mia figlia mi svegliano. Le 9.30 per me sono un orario inusuale per alzarmi, solitamente sarei già sveglio da 4 ore e con la mia abituale seduta di allenamento già fatta; ma questa domenica non è come tutte le altre. È speciale e, stranamente, di riposo.

Poche volte, anche da ragazzo, sono rientrato a casa alle 5 del mattino e soprattutto MAI dopo 23 ore 21 minuti e 42 secondi passati a correre e camminare in mezzo alla natura, attraversando pinete, castagneti, guadando fiumi, scalando vette, calpestando foglie, fango, neve e godendo, sia di giorno che di notte, di quel fantastico posto che è la parte occidentale del Lago d’Orta.

Ho dormito solo 3 ore, ma sento che mi bastano; ho voglia di andare a prenderla, di osservarla, toccarla e mettermela al collo, la tanto desiderata e meritata medaglia è lì che mi aspetta, è mia.

UTLO.1

Null’altro contava se non arrivare in fondo a questa meravigliosa quanto dura gara.

Per il terzo anno di fila qui sul lago, prima a Pogno poi ad Omegna, dopo la “delusione” del ritiro dell’anno scorso, questi 90 km e 5790+ erano l’obbiettivo primario di questo 2015 sportivo.

La sveglia di sabato suona alle 3.20 e dopo una veloce, ma abbondante colazione, mi preparo cercando di non fare troppo rumore per non svegliare moglie e figlia, esco e mi dirigo verso la partenza situata sulle rive del lago.

Sotto il tendone polifunzionale allestito per l’occasione siamo davvero in tanti, moltissimi stranieri, alcune facce già viste in altre gare e 2 persone a me care da queste parti, Vincenzo e Julia, coorganizzatori dell’evento.

Il tempo di un abbraccio e siamo velocemente al controllo del materiale obbligatorio, ancor più importante del solito visto che ci avvisano che nella parte alta del percorso nevica!!

Dopo la punzonatura, il via fa muovere i 345 partenti di gara lunga.

UTLO.2

La temperatura è mia alleata, non sopporto il caldo… dopo circa 1 ora di gara inizia a piovere, non durerà molto, però il goretex che decido di mettere me lo godrò tutto. Arrivati sulla cima del monte Mazzoccone (1.424 m),

UTLO.3

prima delle 5 vette che affronteremo oggi, non piove più e il panorama ci ripaga della fatica fatta per arrivare sin qui. Dietro di noi il lago, ad est la bellissima valle Strona prossima a noi e a nord ovest la seconda vetta che toccheremo, la più alta, il Monte Croce innevato!!

Da lì a poco il primo vero rifornimento, poi una lunga discesa ci porta a Fornero (598 m), dove il ristoro più importante di tutta la gara (il prossimo sarà dopo 16 km) ci attende.

La salita più lunga e dura di tutte ci fa arrivare ai 1.643 metri del Monte Croce. La neve ci attende
UTLO.4
e l’aria è decisamente più fredda, ma una volta arrivati in vetta, ci riscalderà il sorriso di Julia.
UTLO.5

Dopo circa 29 km, un ristoro e un’altra vetta raggiunta (il Monte Novesso, 1.410 m) arriviamo alla “base vita” di Arola al km 43, dove oltre al ristoro e al primo cancello orario della gara, c’è la possibilità di cambio indumenti (fatti arrivare qui dalla partenza in sacchi numerati con il numero del pettorale). Mi cambio, telefono a mia moglie per dare notizie, mangio un po’ di pasta con il sugo e riparto.

La stanchezza abbinata ad un leggero calo di pressione, mi fanno entrare in crisi per qualche km intorno al 50°, ma l’incontro con Sergio, conosciuto in quel momento e rivelatosi poi simpaticissimo, mi rianima e da lì alla fine affronteremo le restanti fatiche insieme.

Innumerevoli sali scendi anche piuttosto impegnativi e il superamento del secondo cancello, ci portano ad affrontare l’ultima salita della gara per niente banale.

L’alpe Berru (1.109 m) si raggiunge dopo circa 4 km di salita che, dopo averne fatti 75, si fanno sentire! Ammetto di aver detto più di una volta al mio compagno di viaggio: “BASTA SALITEEE!!!”.

Scollinati, dopo circa 2 km di discesa impegnativa, giungiamo all’ultimo ristoro, i laghetti di Nonio, 5 km dalla fine. In una accogliente casetta di legno riscaldata, alle 3.26 del mattino,

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troviamo oltre al consueto e ricco ristoro (una vera chicca il melograno sgranato!!!) gli immancabili Julia e Vincenzo. Una firma a testimonianza del nostro gradito passaggio qui,

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precede ancora un po’ di sentiero boschivo per poi, a 2 km dall’arrivo, sfociare sul lungo lago che percorriamo camminando, al limite della corsa, scambiandoci gli ultimi pensieri rimasti. Con il sorriso sulle labbra, stanchissimi, ma estremamente felici, alle 4 e 21 di domenica mattina tagliamo il traguardo!!!
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Il tempo di un abbraccio con il mio compagno di viaggio Sergio, di una foto con lui e la meritatissima medaglia sul podio,
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e di un altro con Laura che è li ad aspettare un suo compagno di squadra,
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e mi ritrovo lungo i vicoli di Omegna sognando un bagno caldo che presto arriverà, dopo aver salutato mia moglie svegliata dal mio ingresso in casa.

Un’esperienza fantastica, che sognerò in quelle poche ore di sonno che mi aspettano prima che ”.…alle 9.30 di domenica 18 ottobre i cartoni animati di mia figlia mi sveglino….”

Classifica

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